martedì 10 novembre 2009

Ghada su Il Fatto Quotidiano

Cecilia Scaldaferri recensisce Ghada su Il Fatto Quotidiano di domenica 8 novembre:

Trentenne colta e istruita alla ricerca dell'Uomo Giusto in una città caotica, dribbla ruffiano e perditempo alla ricerca dell'amore vero (o quantomeno di una buona posizione sociale). Non è il sequel di Sex & The City ma l'avventura tragicomica di Ghada Abdel Aal, giovane farmacista nonché scrittrice egiziana che ha voluto condividere in rete le sue ironiche considerazioni sull'attività più antica del mondo: la caccia al marito.
Era il 2006 e quello che era nato come un semplice sfogo s'è trasformato nel seguitissimo blog Wanna-b-a-bride, divenuto un libro "Che il velo sia da sposa" alla terza ristampa e presto serie tv. "L'idea del blog mi è venuta perché avevo bisogno di confidarmi dopo che è venuta a mancare mia madre" racconta Ghada dal Cairo, alla vigilia della presentazione del libro a Roma, alla libreria Griot.
"Prima era solo un argomento di conversazione con i miei amici, poi mi sono resa conto che trovare l'Uomo Giusto è un problema nazionale", che riguarda milioni di giovani donne (nel suo profilo dice di rappresentare 15 milioni di ragazze su 35 milioni di egiziane, senza contare le tante single degli altri Paesi arabi che si riconoscono in ciò che scrive) quotidianamente impegnate a lottare contro il loro peggior destino: restare zitelle. Un incubo al quale la società (islamica ma non solo) non le prepara, anzi le alleva nell'idea che il matrimonio, e quindi una casa e dei figli, sia la conclusione più ovvia, anzi, l'unica.
Ben diversa la posizione di Ghada: "Il matrimonio è un diritto, non una vergogna né un peccato. Secondo molti una donna non dovrebbe mai dire queste parole, ma io penso che sia un mio diritto".
E se non succede è come scomparire dall'orizzonte sociale. Prospettiva che spinge le giovani donne a tour de force alla ricerca di un buon partito, schiacciate tra la difesa ad oltranza della propria virtù, con la società che le vorrebbe chiuse in casa lontano dagli sconosciuti, e la necessità di uscire e lavorare, anche per incontrare possibili pretendenti. Ecco quindi sfilare nel salotto di Bride un campionario quanto mai vario di esemplari adulti di maschio medio egiziano (dotati tuttavia, dopo un attento esame, di caratteristiche universali) dal lavativo dal sorriso smagliante allo psicopatico poliziotto della buoncostume, dallo "smemorato" che si dimentica di parlare di moglie e figli già esistenti al cafone technicolor. Una galleria di personaggi indimenticabili, ai quali si somma la "zia Ficcanaso", elelmento indispensabile in ogni buona famiglia egiziana, instancabile nella sua attività di procacciatrice di pretendenti, sfortunantamente con scarsi risultati.
Una pratica, questa dei gawwaz el-salonat, i cosiddetti matrimoni da salotto, sulla quale la scrittrice si interroga, chiedendosi come si fa a decidere che quello è Mr. Right, l'Uomo Giusto, dopo averlo incontrato solo per pochi minuti (e aver passato la giornata a pulire e cucinare).
In un'imamginaria scala di valoro - amore, soldi, posizione sociale e benessere familiare - Ghada non ha dubbi: "Per prima cosa cerchiamo un uomo che abbia una carriera rispettabile e una buona famiglia, quanto all'amore in un matrimonio tradizionale viene durante il fidanzamento i addirittura dopo il matrimonio, mentre l'approvazione dei genitori è un must, una condizione imprescindibile".

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